Lo scorso dicembre, le truppe etiopi scacciavano gli uomini delle Corti islamiche entrando così vittoriosi a Mogadiscio. In pochi mesi, il trionfo etiope però è andato in fumi poichè con le milizie somale sono nuovamente insorte contro una forza di occupazione a sua volta molto più potente. Le rappresaglie delle truppe somalo-etiopi, incapaci di stanare i ribelli e costrette a inseguire un nemico, sfuggente e nascosto chissà dove, hanno causato migliaia di morti civili e sfollati. Peacereporter conta 70 morti e 24mila sfollati in 7 giorni. Gli scontri tra i soldati etiopi e i gruppi ribeli somali sono ripresi da ottobre. L’esercito etiopico, sostenuto dagli Stati Uniti, ha invaso il sud del paese alla fine del 2006 e adesso deve affrontare i ribelli, spinti al Jihad contro gli “apostati” etiopici. Le monde, parla di “irachizzazione” della Somalia laddove l’Etiopia intepreta il ruolo degli Stati Uniti del Corno d’Africa. Era giunta a Mogadiscio per liberare il paese e, al contrario, è diventata parte del problema da cui non riesce più a levarsi. La comunità internazionale sembra curarsene poco delle violenze che si stanno consumando nella regione. Ma per fortuna, i somali ribelli non sono abbandonati. Qualcuno ha ascoltato il loro richiamo di aiuto: è Al Qaeda. I lider della rete,infatti, mentre prima li trattavano con sufficienza, ora non mancano di citarli nei loro discorsi pubblici incoraggiandoli alla lotta. Risultato: le milizie dell’Unione delle Corti Islamiche (aiutata da Eritrea e finanziata anche da personaggi sauditi e del Golfo), cacciate appunto a maggio scorso, hanno ripreso il controllo nonostante la fima di un accordo di pace, firmato ad Algeri nel luglio scorso, in seguito al quale si era formata una commissione di frontiera indipendente ( supportata da Nazioni Unite Unione Africana) che, nell’impossibilità di operare, probabilmente getterà la spugna a fine mese. Eppure la Somalia costituisce il terzo fronte della lotta contro il terrorismo. Dagli anni novanta ospita dei gruppi estremisti finanziati da Al Qaeda. Forse, i somali, tradizionalmente vicini alla tradizione mistica sufista, sono stati un po’ troppo influenzati dal wahabismo, la corrente più estrema dell’Islam nata nel XVIII secolo e utilizzata da allora fino ai giorni nostri per rafforzare la potenza saudita. Intanto, l’Etiopia continua indisturbata. E’ notizia di oggi che ha attaccato l’Ogaden, una regione del paese a maggiornaza somala, già teatro di guerra, e si avvicina sempre più ai confini con Eritrea. Le operazioni di peacekeeping sono fallite, le mediazioni internazionali pure e ora, anche gli aiuti umanitari perchè nell’Ogaden le agenzie, Croce Rossa compresa, sono state mandate via. Che si fa? Siamo sempre alle solite: terra sedotta e abbandonata, lasciata a risolvere problemi globali con mezzi tribali.
il Corno d’Africa: siamo sempre alle solite!
Novembre 19, 2007 · 1 Commento
Categorie: Democrazia · Guerra e Pace · Legalità
Messo il tag: Corti Islamiche, Etiopia, Peacekeeping, Somalia, Stati Uniti, Terrorismo


1 risposta finora ↓
Neoconservatore // Novembre 20, 2007 a 5:45 pm
In effetti sedotta e abbandonata non è male come sintesi..
Il wahabismo in Somalia è molto influente, la prima vittoria di Al Queda contro gli Usa risale proprio a Mogadiscio 1993(o almeno loro l’hanno presentata così).
Colgo l’occasione per consigliarti il bellissimo Infedele di Hirsi Ali,lei ne parla e ne spiega i motivi