Voglio tornare un attimo sul fronte interno. Abbandonato oramai lo spirito vacanziero, riprendo a fatica a leggere i giornali. Questioni di politica interna, in primis. E, soprattuto questioni legate al bizzarro e, a tratti incomprensibile, mondo lavorativo italiano, visto che ogni giorno mi diletto a sperimentare vari tentativi di accesso.
Per fortuna, trovo l’articolo de L’Espresso, che mi chiarisce tutto:
“La Pubblica amministrazione torna ad assumere. Ma si scopre che i posti sono già tutti occupati. In barba a concorsi ed effettive specializzazioni”
ah, che peccato, arrivo tardi. Però sono certa che le selezioni saranno state durissime. Quali criteri avranno adottato?
“Dei titolari di contratti a termine, secondo stime della Funzione pubblica, un buon 70 per cento è stato selezionato in base ai titoli e a un colloquio, dunque non un pubblico concorso. Tutti gli altri, poi, sono contratti totalmente discrezionali, basati su rapporti ad personam con il singolo dirigente, o peggio con il politico di turno; oppure sono passati per agenzie interinali, alle quali molto spesso le liste delle persone da selezionare vengono date dalla stessa amministrazione; o ancora si basano sull’iscrizione a bandi e liste, per le quali bisogna aver presentato la domanda al momento giusto e nel luogo giusto”.
“Il criterio unico dell’anzianità di servizio spesso comporta risultati paradossali, per un paese che a parole esalta il merito e le competenze. E invece poi, quando si tratta di assumere un ricercatore, non guarda i suoi titoli ma solo le date: da quanto tempo lavori e, a parità di anzianità di servizio, l’età anagrafica. È uno degli effetti della stabilizzazione nel mondo della ricerca, fitto di assegnisti, borsisti, tempi determinati, collaboratori. Negli enti pubblici di ricerca la prima stabilizzazione, quella del 2007, ha portato finora a definire 801 assunzioni di personale che prima era a tempo determinato. All’Istituto superiore di sanità, dove finora sono stati stabilizzati 180 precari, le liste da cui si pesca per l’assunzione si sono stratificate in 15-20 anni, a volte la stabilizzazione avviene in prossimità della pensione e ha poco a che fare con la qualità della ricerca”
Insomma: conoscenze, rapporti diretti, passaparola, casualità. Per salvare la faccia, la sanatoria prevede che l’assunzione di chi non ha fatto concorsi avvenga solo dopo una procedura di selezione: vale a dire, un concorso pro forma riservato ai precari da regolarizzare. “Così si trasforma un’ingiustizia a tempo determinato in un’ingiustizia a tempo indeterminato”, ha scritto Bernardo Giorgio Mattarella, presidente dell’Istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione.

