Il controllo del confine di Rafah da parte dell’Egitto fa emergere delle questioni importanti circa le intenzioni del governo egiziano sulla gestione della striscia di Gaza, i suoi rapporti con Hamas e il suo ruolo nel conflitto Israelo-Palestinese.
Il presidente Mubarak ha detto, all’”apertura” del muro che avrebbe lasciato entrare i palestinesi affinché potessero fare rifornimento di cibo e beni di prima necessità, tranne armi naturalmente. E comunque, si sarebbe trattato di una situazione di emergenza e quindi limitata nel tempo. E così pare.
Alle 3, ora locale, è stato nuovamente sigillato il muro con l’aiuto dell’esercito egiziano che è intervenuto anche con idranti per tenere a bada i palestinesi.
Gli Stati Uniti ed Israele avevano già recentemente acusato l’Egitto di assecondare un mercato di armi e denaro facendo uso di tunnel sottostanti il confine Egitto-Gaza.
Israele ora se ne lava le mani poichè dice che era responsabilità dell’Egitto controllare il confine e quindi ristabilire l’ordine. Intanto fra Egitto e Hamas è arrivato l’accordo. Però la leadership di Hamas probabilmente spera di ottenere il riconoscimento internazionale di un confine il cui controllo sia affidato solo a egiziani e palestinesi. Sarebbe dunque una rivoluzione rispetto all’accordo del 2005 quando Israele, nel piano di dismantellamento, abbandona la frontiere e lo lascia alla supervisione di Israele e dell’Unione Europea (EUBAM). Se così fosse, sostengono diversi osservatori arabi, l’arma della chiusura perderebbe efficacia.
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Jean-Jasques Rousseau disse che la sovranità non può essere rappresentata. A detta sua il popolo inglese si sbagliava quando pensava di essere libero poichè lo era soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento. Una volta eletti, il popolo torna ad essere schiavo, non è più niente.
Ebbene, l’amarezza che mi è salita ieri di fronte all’ennesiva litigata dai toni accesi, volgari e a tratti talmente violenti da far star male il senatore Cusumano, mi ha fatto capire che il rispetto per le istituzioni democratiche, parlamento e quindi popolo non esiste davvero più. Naturalmente non è la prima volta che accadono incidenti di questo tipo. L’arena politica è sempre stata alquanto animata. Ma in un momento così delicato della vita politica del paese potevano proprio risparmiarsela. Così come potevano alla fin fine risparmiare il NO a Prodi, che pur mancando dell’appeal carismatico dello show-man, in arte Silvio, ha dimostrato di essere estremamente rispettoso del parlamento (che ricordo dovrebbe idealmente rappresentare il popolo italiano) e coraggioso portando il governo davanti alla tana dei leoni.
Il mio giudizio circa il mancato rispetto dell’istituzione democratica è confermato quando sento, il richiamo ad elezioni subito e ora da parte di alcuni perché “dobbiamo lasciare agli italiani il diritto di decidere”. Beh, sarà che oramai non credo più alla trappola della partecipazione dal basso o meglio non ci credo più quando sono gli stessi politici a metterla in campo perché è semplicemente retorica che fa presa sull’opinione pubblica la quale viene falsamente responsabilizzata e al contempo rimane facilmente manipolabile. Il cittadino italiano medio già mediamente disinteressato alla politica è in questo momento confuso e quindi, poco libero di decidere in tutta serenità e lucidità. Non sto dando dell’ignorante all’italiano. Sia ben chiaro.
Io stessa dico chiaramente che non saprei chi votare allo stato attuale delle cose. E se dovessi davvero andare alle urne ora, io mi sentirei schiava di un gioco politico in cui non mi riconosco più.
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