Approfitto ancora delle letture de Le Monde Diplomatique, gentilmente prestato da un amico il quale se vuole può continuare anche in futuro la sua collaborazione…in nome della cultura e del mio portafogli di futura disoccupata
Dopo la spettacolare vittoria alle elezioni legislative dello scorso luglio, il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) ha intrapreso una profonda riforma della Costituzione che però si scontra con la volontà dell’esercito di manterene il proprio ruolo di guardiano ultimo della laicità. Innanzitutto va precisato che il progetto della costituzione parte dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e sulle sentenze della Corte europea deidiritti dell’uomo sopratutto per quanto attiene alla libertà di pensiero e di espressione.
Però pare che la riforma abbia sollevato parecchie paure poiché il dibattito politico si è arenato intorno a due temi cruciali: foulard e laicità. Da una parte, infatti, è in ballo una proposta secondo la quale si vorrebbe togliere la proibizione del velo nei luoghi pubblici, che qualcuno ritiene una visione distorta della laicità. D’altra parte, però, per le strade il numero delle donne che indossano il foulard sembra aumentare tanto che alcune donne, temono un processo di riturbantizzazione.
Il secondo punto riguarda appunto la laicità. Innanzitutto laicità, ci precisa l’articolo, non significa separazione fra stato e chiesa bensì controllo della religione da parte dello stato che ha fatto di Atatuk il santo di stato. Per esempio: l’ora di religione. Qualcuno dice che dovrebbe tornare ad essere un insegnamento obbligatorio perchè lasciarla, come è ora, facoltativa, risulta essere discriminatoria per le minorante non musulmane.
…davvero paradosso della laicità
Le monde diplomatique articola ovviamente in maniera molto più complessa e completa la discussione. Resta però per la Turchia, nonostante il suo invidiato modello secolare, ancora nel 2008 il problema cruciale di una religione che ha un peso fondamentale per la società stessa. Mi è rimasto impresso un passaggio, “La trasformazione dei comportamenti e del modo di pensare tradizionale costituisce un’evoluzione della società che nessuna repressione potrà fermare“, che può valere anche nei nostri discorsi sul modello multiculturale europeo e sull’efficacia o meno di proibire il velo…


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