Non è solo perché ci sono passata vicino che mi tocca particolarmente l’attacco suicida di oggi a Dimona. Ma perché è l’ulteriore prova che ancora si sprecano tante parole per alimentare una retorica a cui pochi credono. Doveva essere l’anno della pace questo oppure mi sbaglio?
Ricordo con particolare sentimento quel territorio, vicino al deserto perché quando ci sono passata, in pulman, per me era un particolare momento della mia vita. Ero in autobus, seduta accanto ad una ragazza israeliana, munita di armi e smalto. E ricordo di aver vissuto ogni istante di quel paesaggio, perché, ritornavo finalmente a vivere dopo un periodo nero della mia vita.
E ora, che succede? Sento che quel territorio infuocato così come ha ridato a me un’altra possibiltà ad altri l’ha tolta.
Non voglio risultare sentimentale a tratti stucchevole. Anzi, sarebbe tempo, sopratutto per i registi di questo teatrino, di tirare fuori tutto il loro pragmatismo per levare di torno quelle fandonie che si chiamano religioni e convinzioni di fede per mettere sulla tavola le reali motivazioni che alimentano uno stato di terrore ed insicurezza in cui né israeliani e né palestinesi meritano di vivere.

