Facebook non mi piace. Il suo slogan è “Un servizio sociale per rimanere in contatto con le persone intorno a te”. Ma un attimo. Perchè mai dovrebbe servirmi un computer per conoscere delle persone? Perchè le mie relazioni sociali dovrebbero passare attraverso le invenzioni di un gruppo di nerd californiani? cosa c’è ch enon va nei pub? E poi è proprio vero che Facebook mette in contatto la gente? Non è ch ein realtà ci scollega gli uni dagli altri? Che invece di fare cose divertenti come parlare, mangiare, ballare e bere con gli amici, pensiamo solo a mandarci messaggi sgrammaticati e foto buffe?
Così comincia l’articolo del The Guardian “Contro Facebook”. L’autore dell’articolo dice di sentirsi solo in quetsa battaglia a fronte di 59 milioni di coglioni che hanno fornito dati anagrafici e preferenze d’acquistoa un’azienda di cui non sanno niente. Ma, dice sempre l’autore esiste un motivo serio per detestare Facebook: è un progetto che ha racclto grossi finanziamenti da un gruppo di investitori della Silicon Valley portatori di un’ideaologia che sperano di diffondere nel mondo. E Facebook è una manifestazione delle loro idee. Dietro il progetto pare ci sia un tale di nome Thiel, etichettato come genio libertario. Questi sarebbe pericoloso non tanto per essere un caitalisto abile e avido quanto perchè è un filosofo futurista e neocon. si è laureato in filosofia a Standford e ha elaborato una tesi che si fonda sul seguente presupposto: la “società multiculturale” porta ad una riduzione delle libertà individuali.
L’articolo ci fornisce indirizzi per trovare maggiori informazioni (cavolo, mi ha proprio incuriosito questa notizia!!): www.thevenguard.org che fa capo ad una comunità di americani convinti che i valori conservatori, il libero mercato e un governo con funzioni ridotte al minimo siano i mezzi migliori per dare speranza e offrire opportunità a tutti, sopratutto ai più poveri”. L’obiettivo è dunque “cambiare l’America e il mondo”.
Ma non è finita, state a sentire. La guida filosofica che consiglierebbe questo Thiel è un tipo che argomenta così il comportamento umano: le persone sono come pecore, si imitano l’una con l’altra senza riflettere.
…..vabbé ragazzi scusate, ma vedo che l’articolo ha dei risvolti interessanti, finisco di leggerlo ed eventualmente vi aggiorno. Una cosa è certa. Mi tolgo subito da Facebook. Tanto manco lo uso.
Grazie sempre ad Internazionale che seleziona questi articoli folkloristici.


6 risposte so far ↓
alebotta // Marzo 2, 2008 a 1:16 pm
non sono d’accordo con queste ipotesi complottiste postmoderne.
a tal proposito, consiglio di leggere “luci e ombre di google” (titolo originale, poi cambiato dalla casa editrice perche’ troppo forte: il lato oscuro di google).
il libro costa pochissimo ma si puo’ scaricare gratuitamente anche da:
http://www.ippolita.net/7.html
ognuno giustamente sceglie se un determinato servizio gli piace oppure no, sulla base di diversi fattori tra cui fiducia, affidabilita’, utilita’, ecc.
ad esempio, tu scegli di bloggare ma di non utilizzare piu’ facebook. alla fine, al di la’ delle tue preferenze, non c’e’ molta differenza: stai comunque costruendo (e mantenendo) relazioni sociali (una social network) attraverso un servizio web.
da un punto di vista globale, pero’, si sta procedendo verso la societa’ della trasparenza e della condivisione dei metadati personali e non credo proprio che battaglie ideologiche o posizioni anacronistiche basate sul principio del “si stava meglio quando si stava peggio” possano servire a qualcosa.
semmai, quello che puo’ aiutare e’ svegliare i governi, che finora si sono preoccupati di combattere la pirateria e la microeditoria online, invece che di tenere sott’occhio l’uso dei dati che viene fatto dalle multinazionali.
spicchiodiluna // Marzo 2, 2008 a 3:04 pm
La seconda parte dell’articolo (che non avevo ancora finito di leggere) però, dopo aver parlato del pericolo multinazionali che vedono già Facebook come nuovo mezzo per fare pubblicità, illustra la dichiarazione del sito sulla riservatezza dei dati e pare che ci sia ben poca privacy. Ecco qui, brevemente i punti: 1)faremo pubblicità 2)non potete cancellare niente 3) chiunque può sbirciare le vostre confessioni più intime 4) la nostra pubblicità sarà irresistibile 5) opt-out non significa davvero opt-out 6) la cia si farà gli affari vostri ogni volta che vorrà (http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook)
alebotta // Marzo 2, 2008 a 5:10 pm
il problema sono le leggi americane, non facebook.
le leggi italiane non lo permettono.
doc.leo // Marzo 2, 2008 a 6:07 pm
e davanti alle leggi italiane, come tutti sappiamo, gli americani si inchinano e dicono “scusate”.
gherardo // Marzo 3, 2008 a 6:50 pm
Ma devo dire la cosa che mi ha affascinato di piu`, è il “caitalisto”…. un’incredibile visione sincretica della catalisi, del capitalismo e del taoismo…
Mi piace “caitalisto”… lo adottero`.
spicchiodiluna // Marzo 4, 2008 a 11:27 am
Senti bello (Gherardo), volevo dire capitalista…mammasaura qui non possono più commettere errori. Beh, in effetti non si capiva facilmente.
Per fortuna ci sono i professori a correggermi
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