La notizia è di qualche giorno fa ma è particolarmente importante ricordarla. Inoltre, cade a fagioulo per i miei preparativi di viaggio per il quale non potrò nemmeno dire di passare il confine visto che non esiste più.
Venerdì 21 dicembre 2007 cade la cortina di ferro, ovvero quel sipario che simbolicamente e fisicamente aveva diviso l’Europa in due blocchi, da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico: il mondo delle libertà dal mondo dei totalitarismi. Fu Winston Churchill, primo ministro inglese, nel 1946 a coniare il termine di Iron Curtain
Oggi lo spazio Schengen(dal nome del paese dove si firmò nel 1985 l’accordo per abbattere i controlli passaporto fra i paesi firmatari) si allarga ad Est per accogliere nuovi paesi: Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia e Malta (entrati il primo maggio 2005 nella UE)
Romania e Bulgaria, sebbene già membri dell’Unione dal 2004, restano per ora fuori anche sperano di entrare in Schengen prima possibile. Il totale dei paesi dell’area si estende a 24, inclusa Norvegia e Islanda.
“In tutto, da oggi, 400 milioni di persone potranno viaggiare liberamente senza controlli dei passaporti lungo circa 4 mila chilometri di frontiere: un’area che si estende da Tallin alla Valletta, da Oslo a Lisbona, e che avra’ per nuovi confini esteri la Russia, la Bielorussia e l’Ucraina“.
Per l’Italia, cessa di esistere il confine di 280 chilometri con la Slovenia. E sarà proprio laggiù la prima tappa del mio miniviaggio di capodanno.
Riprendo una riflessione del Venerdì di Repubblica su Betlemme, un tempo meta di pellegrinaggio ambita ma oggi difficilmente raggiungibile: prima prendi il minibus da Gerusalemme che ti porta al check point e poi…il muro.
Forse rischio di risultare un po’ monotematica ultimamente ma da quando sono stata laggiù ho due ricordi impressi nella mia mente: la bellezza della piccola chiesa della natività (all’interno della quale, si dice, sia nato Gesù) e le parole dei palestinesi che volevano vendermi collanine raccontandomi come il crollo dei turisti li aveva gettati in miseria (non so quanto sia vero ma in quella giornata credo di aver visto poco più di tre persone in tutto il mio percorso).
Comunque, l’articolo conferma quanto ho visto: ”Con una disoccupazione al 60 per cento e oltre, la metà della popolazione sotto la soglia della povertà, ai giovani cristiani di Betlemme non resta che fuggire altrove. Per decenni, molti cristiani della cittadina sono andati ogni giorno a lavorare a Gerusalemme, distante soltanto una decina di chilometri. Alberghi, servizi, commercio erano i settori preferiti. Oggi, nel trionfo della Separazione, salvo casi rari, nessuno può superare la barriera di cemento che sbarra le porte della città. E Betlemme, come il resto della West Bank, per chi ci vive dentro somiglia sempre più a una grande prigione a cielo aperto”.
Quindi, appello ai credenti…andate andate a visitare quei luoghi. Sono rimasta incantata io, figuriamoci voi :-)
Avevo appena letto, documentandomi sulla visita di Sarkozy in Algeria, della strana situazione che vive la ex colonia dove le casse dello Stato sono stranamente salde, mentre quelle dei cittadini piangono miseria per la disoccupazione alle stelle. Ma non è solo la situazione economica che mi desta qualche sospetto. C’è anche la questione sicurezza.
Non so se adesso è chiaro anche a voi che la fase della riconciliazione inaugurata da Bouteflika, pure suggellata con un referendum popolare che approvò la Carta per la Riconciliazione per porre fine alle violenze, ha fallito miseramente o forse ha fallito perché era solo sporca negoziazione di impunità in cambio di pace. Intanto ieri altre due esplosioni hanno colpito due istituzioni simbolo: il Consiglio Costituzionale e le Nazioni Unite. E poi, gli studenti che stavano andando alla Fac de Droit
Ed infine sta mattina mi ritrovo pure la notizia della bomba a Beirut dove ancora non si è giunti ad un accordo sulla scelta del nome per il presidente.
Si è chiuso il Festival Internazionale del Film che ogni anno si organizza al Cairo in questo periodo. Al momento ho trovato solo il video di “Délice Paloma” in arrivo dall’Algeria. Promette bene
“les clients ont toujours raison, les putains ont toujours tors”
Domani e dopodomani si terrà a Lisbona il II Summit Unione Europea-Africa. Ma i lavori preparatori sono già cominciati qualche giorno fa a Sharm el-Sheik dove si è detto: “l’Europa è stata abituata ad avere una visione caritatitiva e moralizzante dell’Africa, tuttavia deve comprendere che il continente non è più riserva di caccia…L’Africa, coi suoi miliardi di abitanti e risorse naturali immense, è oramai corteggiata da altri attori: Stati Uniti (che tra l’altro ha organizzato proprio in questi giorni il suo summit nel continente) e Cina in prima fila”. Gli europei si sono finalmente accorti che gli africani, o meglio l’élite al potere degli stati, preferiscono il denaro facile dei cinesi piuttosto che quello condizionato al rispetto dei diritti umani e good governance degli europei.
Intanto il primo ministro inglese vuole boicottare l’incontro in protesta alla violazione pesante e ormai prolungata dei diritti umani da parte di Mugabe, presidente Zimbawe a cui era stato proibito di entrare in territorio europeo.
Human Right Watch parla già di grandi promesse e nobili discorsi con scetticismo poichè tutte le grandi ONG che lavorano sul terreno vorrebbero finalmente qualche risultato concreto.
In programma c’è la firma di 8 piani d’azione in tema di immigrazione, pace, sicurezza, energia, cambiamento climatico (Jeune Afrique).
Intanto, Sarkozy in Algeria sta utilizzando tutto il suo savoir-faire diplomatique per cancellare le ombre del colonialismo che lui chiama un sistema ingiusto per natura. Non si riferisce però a quello attuale bensì alla fase “classica”, quando i confini degli imperi erano ben chiari sulla cartina geografica. Oggi esiste solo la cooperazione.