Spicchio di Luna

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Essere giornalista in Iraq

Marzo 24, 2008 · Lascia un Commento

Mentre oggi si riportano su tutti i quotidiani le cifre dei soldati americani che sono morti in Iraq dall’inizio della guerra (pare siano 4000), vorrei spostare l’attenzione su Reporter Without Borders che invece ha pubblicato in questi giorni un rapporto molto dettagliato sulla situazione dei giornalisti in Iraq.

Si parla di centinaia di giornalisti in esilio forzato in cinque anni dall’inizio dell’invasione americana. 
La maggior parte di questi giornalisti è fuggita in Giordania o in Siria, dopo aver ricevuto minacce o tentativi di morte. Centinaia stanno cercando di vivere una vita normale e di nuovo a Damasco o ad Amman, o, in alcuni casi, nelle città in Europa e Nord America.

“Questi giornalisti sono al sicuro dopo essere fuggiti all’inferno iracheno, il paese al mondo più pericoloso per i media”, ha detto l’organizzazione sulla libertà di stampa. “Ma l’esilio non significa la fine del loro problemi. La maggior parte dei giornalisti fuggiti non trova lavoro. Molti sono costretti ad abbandonare il giornalismo. Tutti o quasi tutti di loro vivono di mano in bocca, da soli o con le loro famiglie”.

Le minacce arrivano da milizie sciite e sunnite, da Al-Qaeda, da parte delle autorità, compresa la polizia, e dalle forze di coalizione. Un totale di 210 giornalisti e collaboratori dei media sono stati uccisi dal marzo 2003. Il ministero degli interni iracheno ha avviato indagini nei loro morti, ma solo un numero ristretto di queste indagini h portato ad arresti.

 Mi piacerebbe sapere invece come se la passano i giornalisti stranieri….non credo che tutti stiano rinchiusi in albergo a Baghdad tutto il tempo :-)

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La banda

Marzo 23, 2008 · 1 Commento

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Il bollettino parrocchiale

Marzo 22, 2008 · 4 Commenti

Abituata a macinare qualsiasi tipo di rivista, non posso evitare di dare un’occhiata rapida al bollettino parrocchiale che periodicamente arriva a casa mia da un paese del Sud Italia di dove è originaria mia madre. Ecco, lo prendo in mano e….

rimango sconvolta alla visione di un articolo che mi sembra una chiara intenzione da parte della chiesa o chi per lei di diffondere un’informazione deviata o meglio, mirata ad fomentare taluni pregiudizi che non possono che alimentare ulteriormente un comportamento poco tollerante. Sarò breve: l’autore dell’articolo riporta un’intervista realizzata da Edoardo Castagna a Arrigo Petacco, storico, pubblicata nell’ottobre scorso, che parla dell’incontro/scontro fra cristianesmo e islam ed in particolare del ruolo dell’Europa nel respingere la violenta islamizzazione.

Già la scelta di riportare un articolo di un tale spessore su un bollettino destinato ad un comune di poche migliaia di abitanti della campagna meridionale del nostro paese mi desta qualche sospetto. Ma, lì per lì penso che sia solo la mia visione eccessivamente critica a tratti cospirazionista a prendere il sopravvento. Poi però l’articolo continua con una breve presentazione dello spaccato quotidiano dove il mussulmano (tra l’altro l’autore dovrebbe imparare che non è proprio corretta la doppia s) viene contrapposto al cristiano in chiave conflittuale del tipo “la visione della famiglia è diversa e spesso contraria” oppure “non c’è reciprocità fra mondo musulmano e mondo libero e democratico”.  Ecco, tali affermazioni sono alquanto difficili da comprendere anche solo per uno che ci studia tutti i giorni e, peraltro gli stessi esperti ne fanno un oggetto di discussioni interminabili. Quindi, a mio parere, propinarle in maniera così decontestualizzata e senza strumento critico di lettura ad un pubblico variegato come possono essere gli abitanti, per lo più anziani e distanti da certi argomenti come possono essere i cittadini di un piccolo paese di provincia mi sembra una evidente manipolazione di menti. Ma forse esagero io.

Concludo banalizzando. A questo articolo ne segue un altro dal titolo “guardiamo la donna con gli occhi di cristo” in cui si esalta lo sguardo, diciamo platonico (sto un po’ semplificando). Però bisogna per forza chiamare in causa cristo quando si tratta di guardare una donna, dico io? Poi mi ricordo che si tratta di un bollettino parrocchiale Però non mi basta. Cioè, che significa, lo sguardo passionale, quello del desiderio fisico, che ti spoglia con gli occhi, è peccato? Ops, forse sto esagerando, ma quando sono inviperita divento anche un po’ provocatoria.

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Baci in libertà

Marzo 13, 2008 · 1 Commento

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Riporto una notizia che un amico mi ha appena fatto trovare nella casella di posta elettronica…mentre io dormo beatamente, qualcuno lavora per me :-)

Siamo al Cairo (come potete ammirare dalla splendida foto da ma scattata all’inizio della mia carriera di repoter, ahimé  poco tempo fa!)

Gamal al Banna, 86 anni e fratello di Hassan, colui che fondò la Fratellanza Musulmana, invita i ragazzi musulmani a baciarsi in liberta’. Al Bana contesta le fatwa (editti religiosi) di chi ‘non usa il cervello’ e ignora quanto Maometto fosse ‘un vero gentiluomo, amante delle donne’ (ANSA). D’altra parte come si spiegherebbe l’animo da corteggiatore presente in ogni macho musulmano se non richiamando in causa il maestro?

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Come se la passano i blogger laggiù?

Marzo 11, 2008 · 1 Commento

Dopo essere state fotografate insieme ad Abu Omar durante una conferenza di Amnesty al Cairo, arrivando direttamente sui quotidiani italiani, ho seguito assiduamente la sua carriera giornalistica. Non posso che continuare anche ora a sostenere chi concede un po’ di voce a quei giornalisti arabi che qualcuno tenta di soffocare. Eccola, qui, la mia amica Alex, su Al Jazeera, online from Beirut.

Numerosi blogger arabi in attività nei loro paesi dicono di voler continuare a pubblicare i loro messaggi on-line nonostante le autorità locali abbiano iniziato a limitare in maniera aggressiva le loro attività. Wael Abbas, un attivista egiziano che ha caricato su YouTube il video clip di due poliziotti che torturano e sodomizzano un autista nel 2006, afferma che il governo sta ora facendo una forte pressione sui blogger nel suo paese.

“Il governo ha gli occhi puntati su di noi, costringendo noi blogger a chiudere i blog ricorrendo anche a molestie”, ha detto ad Al Jazeera.

Il video di YouTube sulla tortura ha suscitato indignazione pubblica e ha portato a comunque ad una svolta poiché i due poliziotti sono stati condannati a cinque anni di carcere.

Il blogger, confessa inoltre di aver ricevuto numerose telefonate negli ultimi anni in cui gli è stato detto di smettere di cooperare con le organizzazioni dei diritti umani. …

 

il resto leggetevelo voi :-)

 

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