Voci categorizzate come ‘Natura’

Rem Koolhaas, un architetto olandese propone il suo modello di città generica. Non ho ancora capito bene di cosa si tratti ma mi pare un modello di città dove edifici uguali si ripetono sviluppandosi intorno ad un aeroporto nell’ottica, per usare un suo commento di “trovare l’ottimismo nell’inevitabile”. Per chi vuole saperne di più, legga The New York Times.
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Il mio bisogno di evasione dalla società e da chi la popola mi porterebbe proprio in questa cartolina che trovo ora sul The Observer:
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Quesiti impegnativi ci poniamo ogni giorno ma uno solo è quello che riguarda direttamente le nostre vite e a cui non sappiamo dare facilmente risposta….
Sibilla, spinta dalle riflessioni di una visitatrice, ci chiede: “Siamo davvero convinti che sia l’amore a fare girare il mondo o è questo solo un auspicio per coloro che girano continuamente attorno all’amore senza afferrarlo mai realmente?”

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Frutto di 2 mesi di riprese e di 10.mila chilometri percorsi, il reportage “Mal di deserto” di Marc Innaro, in onda su RAI2, domenica 20 gennaio 2008, alle ore 18, descrive un Egitto completamente diverso dai soliti cliche’ turistici, un Egitto ancora largamente legato alle proprie ancestrali tradizioni, alla raccolta delle ulive e dei datteri, alla dura lotta quotidiana dei suoi abitanti per strappare terreno fertile alla sabbia del deserto. L’immenso territorio del Deserto occidentale egiziano nasconde i segni di antiche civilta’ preistoriche, straordinarie testimonianze di un passato incredibilmente ricco, ma e’ anche una delle regioni piu’ aride della Terra, luogo misterioso, ancora largamente inesplorato.
La spedizione del TG2 ha visitato il vasto altopiano del Gilf-el-Kebir (La Grande Barriera), al confine con Sudan e Libia, uno dei luoghi meno accessibili al mondo, totalmente sconosciuto fino al 1926, e divenuto famoso grazie all’esploratore ungherese Laszlo von Almasy. Oggi, tuttavia, il Deserto Occidentale egiziano subisce colpi durissimi a causa della crescente diffusione del turismo di massa, delle strade asfaltate e delle moderne tecniche di irrigazione con l’acqua fossile, estratta in massicce quantita’ dal suo sottosuolo. Lo sviluppo del grandioso progetto della Nuova Valle (Wadi el-Gedid) sta gradualmente, ma inesorabilmente provocando irreversibili mutamenti nelle oasi di Bahariya, Farafra, Dakhla e Kharga. Il trasferimento di migliaia di contadini egiziani (“fellahin”), che si sovrappongono alla popolazione locale beduina, modifica profondamente composizione sociale e stili di vita. Pesanti conseguenze anche per i delicati equilibri ecologici, idro-geoloigici, per la fauna e per gli antichi villaggi delle oasi, oggi sempre piu’ assediati da anonime periferie in mattoni e cemento armato.
Una volta crocevia delle rotte carovaniere che collegavano il Mediterraneo con l’Africa Nera, oggi le oasi del deserto occidentale egiziano sono sempre di piu’ il punto di sosta e di transito per colonne di jeep, cariche di turisti in cerca di avventura, e di lunghe teorie di autocarri di frutta e verdura, diretti ai mercati del Cairo.
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Io sto partendo. Quindi chiudo ufficialmente oggi l’attività del blog del 2007 per riprendere ad inizio anno. Il 2008 sarà l’anno delle Lingue, l’anno del Pianeta Terra e l’anno della Patata, ci fa sapere l’UNESCO. Per tutti i gusti, insomma. Io invece vi lascio con un augurio-suggerimento film che si chiama Baraka, antica parola sufi che rievoca il senso della benedizione, della fortuna, del soffio della vita. E’ un film senza attori, senza parole. Fatto di sole immagini che ritagliano ogni angolo del mondo e immortalano colori e sfumature che valgono più di mille parole quando si tratta di lanciare messaggi semplici. Con questo spirito, vi auguro di cominciare il 2008. Forse un po’ naif, ma per chi mi conosce, anche prima della parentesi dark che ha contrassegnato il mio 2007, è molto tipico del mio carattere.
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