Spicchio di Luna

Voci categorizzate come ‘Ricerca’

La scienza spiega la religione

Marzo 25, 2008 · 1 Commento

religiontop.jpgPare che lo scorso settembre sia partito un nuovo progetto, dice The Economist di questa settimana.

Il progetto si chiamerebbe Explaining Religion (vedi foto piuttosto eloquente!!!) che sarebbe il più vasto progetto mai messo in piedi con la partecipazione di 14 università e una schiera di “scienziati” di ogni disciplina: dalla psicologia all’economia.  Il giornale commenta dicendo che si tratterebbe dell’ultima moda che vede oramai sempre più la scienza mettere il naso negli affari di Dio.

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Mosé e le sue droghe?!

Marzo 5, 2008 · 8 Commenti

Una notizia che il mio solito pusher di articoli non può mancare di farmi avere….

Arriva diretta dal Corriere della sera di oggi:

Il profeta Mosè, secondo un ricercatore israeliano, si trovava sotto l’effetto di droghe quando sul Monte Sinai Dio gli consegnò i Dieci Comandamenti. Le sostanze attive che provocano illusioni sensoriali, quali gli allucinogeni, avrebbero avuto un ruolo importante durante i riti religiosi degli israeliti ai tempi della Bibbia, ha spiegato il ricercatore Benny Shannon nella rivista di filosofia «Time and Mind». Nel caso di Mosè, dice il professore di psicologia cognitiva all’università di Gerusalemme, non si è trattato di un «evento sovrannaturale». Ma non è neppure solo leggenda: «E’ molto più probabile che la vicenda si sia svolta sotto l’effetto di qualche droga psichedelica», ha detto Shannon ieri alla radio israeliana.

In effetti, nel Sinai, qualche droga (se poi vogliamo etichettarla così) è possibile trovarla…

Intanto io ringrazio chi la dose-notizia l’ha fornita a me :-)

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Esperimenti urbani a Dubai

Marzo 3, 2008 · Lascia un Commento

rem600.jpg

Rem Koolhaas, un architetto olandese propone il suo modello di città generica. Non ho ancora capito bene di cosa si tratti ma mi pare un modello di città dove edifici uguali si ripetono sviluppandosi intorno ad un aeroporto nell’ottica, per usare un suo commento di “trovare l’ottimismo  nell’inevitabile”. Per chi vuole saperne di più, legga The New York Times.

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Come distruggere il mondo? Con Facebook!!

Marzo 2, 2008 · 7 Commenti

Facebook non mi piace. Il suo slogan è “Un servizio sociale per rimanere in contatto con le persone intorno a te”. Ma un attimo. Perchè mai dovrebbe servirmi un computer per conoscere delle persone? Perchè le mie relazioni sociali dovrebbero passare attraverso le invenzioni di un gruppo di nerd californiani? cosa c’è ch enon va nei pub? E poi è proprio vero che Facebook mette in contatto la gente? Non è ch ein realtà ci scollega gli uni dagli altri? Che invece di fare cose divertenti come parlare, mangiare, ballare e bere con gli amici, pensiamo solo a mandarci messaggi sgrammaticati e foto buffe?

Così comincia l’articolo del The Guardian “Contro Facebook”. L’autore dell’articolo dice di sentirsi solo in quetsa battaglia a fronte di 59 milioni di coglioni che hanno fornito dati anagrafici e preferenze d’acquistoa un’azienda di cui non sanno niente. Ma, dice sempre l’autore esiste un motivo serio per detestare Facebook: è un progetto che ha racclto grossi finanziamenti da un gruppo di investitori della Silicon Valley portatori di un’ideaologia che sperano di diffondere nel mondo. E Facebook è una manifestazione delle loro idee. Dietro il progetto pare ci sia un tale di nome Thiel, etichettato come genio libertario. Questi sarebbe pericoloso non tanto per essere un caitalisto abile e avido quanto perchè è un filosofo futurista e neocon. si è laureato in filosofia a Standford e ha elaborato una tesi che si fonda sul seguente presupposto: la “società multiculturale” porta ad una riduzione delle libertà individuali.

L’articolo ci fornisce indirizzi per trovare maggiori informazioni (cavolo, mi ha proprio incuriosito questa notizia!!): www.thevenguard.org che fa capo ad una comunità di americani convinti che i valori conservatori, il libero mercato e un governo con funzioni ridotte al minimo siano i mezzi migliori per dare speranza e offrire opportunità a tutti, sopratutto ai più poveri”. L’obiettivo è dunque “cambiare l’America e il mondo”.

Ma non è finita, state a sentire. La guida filosofica che consiglierebbe questo Thiel è un tipo che argomenta così il comportamento umano: le persone sono come pecore, si imitano l’una con l’altra senza riflettere.

…..vabbé ragazzi scusate, ma vedo che l’articolo ha dei risvolti interessanti, finisco di leggerlo ed eventualmente vi aggiorno. Una cosa è certa. Mi tolgo subito da Facebook. Tanto manco lo uso.

 

Grazie sempre ad Internazionale che seleziona questi articoli folkloristici.

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In Italia, meglio Gravidanza o Aborto? Questo è il dilemma

Febbraio 20, 2008 · 9 Commenti

Questa settimana, il tema dell’intervista è assai delicato ma, visto il dibatitto scaturito di recente, mi sembrava doveroso parlarne anche sul mio blog. Per l’occasione ho chiesto aiuto ad una donna di Scienza Politica (che si rassegnino pure i veri scienziati perchè anche questa è scienza!!!) e soprattutto futura mamma: la nostra Anna.

1) Da un po’ di tempo a questa a parte si è tornato a parlare della legge 194 del 1978 con cui si rendeva legale l’interruzione di gradidanza. Audaci giornalisti e uomini politici si stanno addirittura muovendo per rivederne la portata. Secondo te, che valore ha questa legge per le donne? E poi, alcuni dicono che dall’entrata in vigore della legge sono diminuiti gli aborti mentre altri dicono che si è arrivato ad un abuso dell’intervento? Chi dice il vero?

L’esperienza delle maternità è indescribile. Credo che non riuscirei mai ad esprimere a parole quello che sto provando in questi mesi, giorno per giorno, e posso affermare che la stessa cosa vale per la paternità.

Per questo sono molto sensibile alla questione della gravidanza e di conseguenza anche alla questione (scottante) dell’aborto.

Pur non essendo d’accordo con la pratica dell’aborto personalmente credo che la donna debba essere libera di decidere se interrompere la gravidanza o portarla a termine. Questo perchè nessuno può entrare nella mente di una donna che decide cosa fare della propria gravidanza. Sono contraria all’aborto come metodo contraccettivo. Si tratta di una questione etica e non solo molto delicata, ma credo che i modi della contraccezione dovrebbero essere insegnati ai ragazzi fin da molto giovani, in fondo si fa tabù di un argomento che parte della vita stessa degli adolescenti già dai 12 anni in poi (facendo una media, ma spesso molto prima).

Sono profondamente convinta che l’attuale legge sull’aborto sia stata all’epoca una buona soluzione per un problema gravoso: da una parte si tutelava la salute della donna permettendole di praticare l’interruzione di gravidanza in strutture idonee; dall’altra si tutelava in modo eticamente corretto la vita del feto. L’aborto infatti era considerato un mezzo per la tutela dell’integrità fisica e psicologica della donna. Il discorso del legislatore sembra fondato dato che è preferibile la tutela di una vita esistente ad una in formazione, aggiungendo che i 90 giorni in cui è fissato il tempo per l’interruzione sono i più a rischio per il feto.

Le reali cifre sulla pratica dell’interruzione della gravidanza non sono esattamente note. Spesso, infatti, si trascura la raccolta dei dati presso le strutture sanitarie preposte, fatto grave dato che la legge prevede esplicitamente questo aspetto. Quindi una qualunque discussione sulle cifre degli aborti è fuorviante. E non solo per un disservizio ma anche perchè manca il termine di paragone: rispetto a quale periodo i numeri dovrebbero essere diversi? Forse rispetto ai decenni, ai secoli precedenti in cui si abortiva su tavoli di cucina di levatrici, dove a rischiare la vita erano innanzitutto le donne? Fuorviante, ancora. O sui periodi più recenti in cui le ragazze di buona famiglia per salvaguardare il nome abortivano all’estero? Ipocrita, persino vergognoso.

E queste soluzioni “alternative” si presenterebbero di nuovo se una moratoria sull’aborto dovesse passare, con la solita differenza: ad abortire con i ferri delle levatrici sarebbero donne con difficoltà economiche, le prostitute, le donne provenienti da realtà degradate, le ragazzine che non possono parlare a casa, mentre nelle cliniche estere ci andrebbero le donne che possono permetterselo.

2) A proposito dell’aborto si parla sempre più spesso dell’obiezione di coscienza. Ecco, come si traduce nella realtà di un consultorio? Sei d’accordo sul fatto che alcuni medici possono rifiutarsi di dare la pillola del giorno dopo?

La mia opinione riguardo alla libertà di coscienza e di azione entro determinati limiti (ove personali ove legali) si rispecchia anche nella possibilità per il personale medico-sanitario di adottare l’obiezione di coscienza. È necessaio puntualizzare che secondo noti esponenti della ricerca scientifica, la pillola del giorno dopo non è un metodo abortivo (si consulti il sito del prof. Carlo Flamigni www.carloflamigni.it).

Il problema è il modo con il quale tale obiezione viene esercitata e pubblicizzata. La legge è molto chiara in materia: l’obiezione di coscienza deve essere comunicata da parte dell’obiettore ai propri superiori e alle strutture sanitarie nelle quali opera (art. 9 L.194/78). Questo comma presuppone un’organizzazione precisa delle strutture preposte alla somministrazione della “pillola del giorno dopo” o alle procedure per l’interruzione della gravidanza. Mi spiego meglio: dovrebbe sempre essere presente nella struttura un operatore sanitario in grado di prestare consultazione alla paziente che si reca per una richiesta del genere o almeno la paziente dovrebbe poter conoscere subito il punto più vicino dove questi trattamenti vengono praticati. Questo molto, troppo spesso nel nostro Paese non succede. In un contesto sanitario costantemente in emergenza, dove i giovani medici non riescono nenache ad accedere ai corsi di specializzazione, ma gli ospedali sono constantemente sotto-organico, sembra davvero molto pretenzioso un tale servizio. Molto spesso l’obiettore non dichiara di essere tale e preferisce “rassicurare” la donna sulle basse percentuali di gravidanza. Può sembrare impossibile, ma è così, soprattutto nei piccoli centri dove c’è un solo ospedale e in caso di dubbio si resta incinta. Evitare la l’ovulazione e la fecondazione dell’ovulo (è quanto comporta l’assunzione della pillola dle giorno dopo) è ben diverso dall’aborto.

3) Certamente l’aborto fa appello ad una morale e ad un senso civico che forse nel nostro paese non è ancora acquisito. E la politica dovrebbe farsene carico magari cominciando a dare il buon esempio con politiche che valorizzano veramente la vita (per intenderci ambienti di lavoro dove la donna non venga vista come un vuoto a perdere solo perchè è incinta sia sopratutto in termini di contartto e garanzie). Per esempio, io vedo strattamente attinente il tema del lavoro femminile e più in generale delle politiche di sussidio ai figli. Senza chiamare in causa necessariamente il rapporto tra politica e religione, che peraltro in tempi di campagna elettoralei partiti temono fortemente, cosa manca in Italia e quindi cosa dovrebbero proporre concretamente i partiti?

Omettiamo il caso di malformazioni del feto. Parliamo solo delle donne che scoprono la gravidanza in condizioni di estremo disagio o di dolore (violenza, stupri). La legge esistente è molto chiara a riguardo: la decisione deve essere della donna e solo in caso di problemi psicologici della donna si può contattare l’uomo responsabile della paternità, ove conosciuto.

Dalla mia personale esperienza posso constate che proprio per la profondità dell’esperienza materna, un’interruzione della gravidanza è sempre (tranne che in casi patologici) una sofferenza per la donna. Io credo che i segni restino sempre nell’animo.

Potersi permettere “economicamente” un figlio, però, resta la chiave della faccenda nella maggior parte dei casi di aborto. La legge prevede esplicitamente che lo stato deve creare tutte le condiizoni possibili perchè la donna possa tenere il bambino, ma sappiamo che la realtà è molto diversa (Art. 5 l. 198/74).

La donna incinta deve in Italia affrontare dei costi molto alti, e parlo ancora per esperienza personale. Solo alcune regioni italiane sono attuano davvero una politica di copertura delle spese sanitarie, mentre altre prevedono regole confuse e quindi costose.

Se poi si pensa all’onere del mantenimento del bambino le cose peggiorano.

In questo inizio di campagna elettorale, ho l’impressione che la questione dell’aborto sia tirata in campo solo per guadagnarsi l’appoggio dei cattolici e della Chiesa stessa.

Non si è mai parlato per esempio di una riforma del sitema delle adozioni. Prevedere che le coppie che desiderano un figlio possano occuparsi delle cure della mamma in attesae poi adottare il piccolo potrebbe essere una soluzione amolti aborti. Garantire un intervento sociale netto (spese sanitarie, mantenimento del piccolo, istruzione davvero gratuita fin dall’asilo) aiuterebbe ovviamente le donne sole ed in difficoltà a scegliere di non interrompere la gravidanza, ma anche le famiglie monoreddito o nella fascia di povertà. Dalla mia esperienza di dottoranda in attesa di un bambino posso affermare che devo la possibilità di avere un bambino solo dall’aiuto della mia famiglia e di quella del mio compagno, non certo dallo stato che non prevede nulla perchè non sono una lavoratrice e non verso contributi all’INPS. L’unico sussidio proverrà dal comune di residenza ma si tratta di circa 1000€ che forse serviranno ad assicurare i pannolini per i primi mesi del piccolo.

É evidente una discordanza clamorosa tra il linguaggio demagogico della politica e la formulazione di politiche volte al sostegno della famiglia e alla valorizzazione della vita.

 

Grazie Anna…forse un po’ prolissa??? :-)

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